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food&lifestyle
febbraio 01, 2018 - Gusto In Scena

La Cucina del Senza® porta a Venezia grandi vini, eccellenze gastronomiche e profumi di spezie

APPUNTAMENTO IL 25 - 26 FEBBRAIO A GUSTO IN SCENA

Cannella di Ceylon per dolcificare le torte, chiodi di garofano per marinare la carne. Spezie in mille usi ed ora anche ne La #cucina del Senza®, stile alimentare che premia il gusto e la salute, eliminando gli eccessi e le aggiunte di zuccheri, sale e grassi, ideato dal critico enogastronomico mantovano #marcellocoronini.

Avrà, infatti, per tema “La #cucina del Senza incontra il mondo delle spezie” il Congresso di Alta Cucina che aprirà la convention enogastronomica, giunta alla decima edizione, Gusto in Scena. Due giorni di incontri e degustazioni per operatori, gourmet e pubblico, che si svolgerà a #venezia, il 25 e 26 febbraio prossimi, nei saloni del complesso monumentale trecentesco della Scuola Grande di San Giovanni evangelista. In contemporanea al congresso di alta #cucina, si svolgeranno le due esposizioni di eccellenze italiane: I Magnifici Vini, dedicato ad una selezione di cantine rappresentative di quattro terroir, mare, montagna, pianura e collina; e Seduzioni di Gola, occasione speciale per scoprire prodotti agroalimentari particolari e di altissima qualità. In serata, partirà il Fuori di Gusto, in cui tutti potranno degustare dei prelibati “menù del Senza”, preparati in base alle regole de La #cucina del Senza, nei ristoranti e hotel veneziani che aderiscono all’evento.

I pistacchi di Bronte Dop e le mandorle siciliane, cresciuti ai piedi dell’Etna e lavorati artigianalmente per preservarne la qualità; prelibate giardiniere di verdure della campagna vicentina, tagliate a mano, con frutta e spezie per accostamenti sorprendenti; dal paese più alto della Sardegna, Fonni sul Gennargentu, dove i frutteti fioriscono a mille metri sul livello del mare e non vengono trattati chimicamente, arrivano le confetture di mele autoctone “Trempa urruvia”; e poi le chiocciole gastronomiche, allevate libere in un orto naturale gigante di ventimila metri quadri, nella Lomellina. Queste sono solo alcune tra le specialità gastronomiche che i visitatori potranno degustare; in parallelo si potranno assaggiare vini selezionati in funzione non solo della qualità ma soprattutto delle storie delle donne e degli uomini che li producono. Tutti questi produttori sono selezionati perché tolgono dai processi produttivi i trattamenti che non sono positivi per la nostra salute, #marcellocoronini che li ha personalmente selezionati li ha definiti “Produttori del Senza”.

“La #cucina del Senza non è “senza qualcosa” – come ama dire Coronini. – Il sale aggiunto copre i sapori, non li esalta. Lo zucchero ed i grassi aggiunti anche. Per non dire delle conseguenze sulla salute quando queste tre componenti sono in eccesso”. Una #cucina di poco gusto dunque? “Al contrario – ribatte Coronini. – La “Cucina del Senza” è molto più buona di quella “Con” perché esalta i sapori naturali degli ingredienti togliendo in contemporanea le aggiunte di sale, grassi e zucchero. Questo significa usare materie prime di grande qualità, guadagnando in gusto e anche in salute”. In una normale alimentazione sale, grassi e zucchero contenuti nelle preparazioni sono già più che sufficienti e a volte anche in leggero eccesso. La grande idea di #marcellocoronini di eliminare le loro aggiunte può arrivare a regolarizzare il nostro metabolismo.

Una sfida gastronomica in divenire, che ad ogni edizione di #gustoinscena si arricchisce di nuove sperimentazioni, accostamenti e ricette, soprattutto col Congresso di Alta #cucina. In questa edizione 2018, le masterclass degli #chef e pasticceri, realizzeranno “ricette del Senza” con l’uso particolare delle spezie, che esaltano il gusto delle pietanze con la loro aromaticità e sono ricche di proprietà benefiche per la salute. Si aprirà un immenso mondo inesplorato per gli spettatori ed i gourmet, poiché parlare di spezie è come viaggiare nella storia, nel costume, nella medicina, nella #cucina dei popoli. Beni di lusso da sempre, tra il XII ed il XV secolo, le spezie fecero la fortuna della Repubblica di #venezia, che le acquistava nei porti di Alessandria, della Siria e del Mar Nero, a condizioni agevolate in regime di monopolio, esportandole poi in tutta Europa, passando per il mercato di Rialto. Pepe e zenzero arrivavano dal Malabar (Kerala, India) e viaggiavano fino a due anni lungo la mitica “Via delle Spezie”; chiodi di garofano, cannella e noce moscata potevano impiegare fino a tre anni dall’arcipelago della Sonda (Giava, Sumatra, Borneo). Come il #vino, anche le spezie, assumono caratteristiche e aromi in base al terreno e alle condizioni climatiche dell’ambiente in cui crescono, arrivando a centinaia di varianti possibili per ogni tipologia. Così la vaniglia messicana, una varietà di orchidea di cui si usano i baccelli, è diversa da quella di Thaiti, da quella del Madagascar e da quella dell’Indonesia. Lo zafferano, che costa dai 26 ai 30 euro al grammo, è la spezia forse più costosa al mondo e, per questo, spesso, la si trova in vendita miscelata e non pura. Riconoscere la qualità delle spezie, saperle conservare, usarle in modo da non disperderne le caratteristiche olfattive e nutrizionali è la nuova interessante sfida per #gustoinscena 2018.


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