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food&lifestyle
maggio 04, 2016 - Veronafiere

Ortofrutta, Fruit&Veg System: la parola chiave è sostenibilità opportunità di crescita all’estero, ma la filiera chiede certificazioni uniformi

A #veronafiere fino al 6 maggio 2016

ORTOFRUTTA, FRUIT&VEG SYSTEM: LA PAROLA CHIAVE È SOSTENIBILITÀ

OPPORTUNITÀ DI CRESCITA ALL'ESTERO, MA LA FILIERA CHIEDE CERTIFICAZIONI UNIFORMI

Verona, 4 maggio 2016. Con due milioni di ettari coltivati, 500.000 aziende agricole, 300.000 addetti, un fatturato complessivo di oltre 20 miliardi di euro (pari a circa un terzo dell'intera produzione lorda vendibile agricola) e un giro d'affari all'export di 7,4 miliardi di euro, l'ortofrutta italiana ha ancora spazi per crescere, grazie alla qualità dei prodotti, a una rete logistica che vede in #verona la porta per l'export e alla sostenibilità, elemento chiave sempre più ricercato dai consumatori.

L'esigenza dei produttori, però, è quella di avere il più possibile certificazione comuni, per poter uniformare le procedure e i requisiti necessari per vendere nei paesi esteri.

Sono questi i messaggi emersi dal primo giorno di Fruit&Veg System, la start-up promossa da #veronafiere e Agrifood Consulting, in programma fino a venerdì 6 maggio a #verona. Un evento innovativo, che per la prima volta ha messo in contatto la filiera produttiva dell'ortofrutta con il mondo della logistica: importatori, esportatori, grossisti, buyer nazionali ed esteri.

Pomodoro sotto la lente dell'Università. Protagonista della giornata inaugurale è stato il pomodoro, prodotto simbolo del Made in Italy e della dieta mediterranea, oggetto di un'indagine condotta dal Dipartimento di Economia Aziendale dell'Università di #verona. A Fruit&Veg System è stato presentato «Foodchoice Forecast», un osservatorio in grado di prevedere, attraverso le abitudini di acquisto e di consumo, le esigenze del consumatore e del mercato in materia di ortofrutta e di internazionalizzazione.

Sostenibilità. La sostenibilità è sicuramente uno dei driver che spinge all'acquisto del prodotto italiano, anche alla luce di una accresciuta competizione a livello internazionale con nuovi paesi produttori. «I consumatori sono disposti a pagare di più se vengono rispettate qualità e sostenibilità – spiega il prof. Riccardo Scarpa dell'Università di #verona – anche se un riscontro reale in termini di maggiore remunerazione si verifica solamente in Germania, mercato analizzato insieme a Russia, Norvegia e Regno Unito».

Cifre alla mano, infatti, su 101.008 tonnellate di pomodoro italiano fresco esportate nel 2015 (fonte: Trade Map) i principali paesi di destinazione sono la Germania (28.188 tons, pari al 31% del totale esportato), Austria (16.685 tons), Regno Unito (8.250 tons), Francia (8.179 tons), Romania (6.116 tonnellate).

Le opportunità di aumentare le esportazioni dall'Italia sono elevate – evidenzia la ricerca – tenendo presente che ogni paese privilegia aspetti differenti, con una marcata attenzione su elementi quali il sapore, la carnosità della polpa, la consistenza esterna al tatto, l'assenza di macchie sulla buccia o danni da schiacciamento.

Uniformare le certificazioni. Dal mondo delle imprese è emersa l'esigenza di uniformare il sistema certificativo richiesto per esportare. «Le certificazioni del processo o del prodotto sono per noi un potente elemento distintivo – specifica Stefano Pezzo, presidente di Fruitimprese Veneto, una realtà costituita da 42 ditte associate, per un fatturato di 500 milioni di euro, 1.000 occupati diretti e 4.000 nell'indotto – ma per il sistema ortofrutticolo italiano manca una posizione univoca, che eviti alla nostra filiera di doversi dotare di requisiti BRC se si rivolge al Regno Unito, Ifs se vende in Germania, Global Gap per rivolgersi alla distribuzione di alcuni paesi europei. Tutto questo ha un costo e, molto spesso, i requisiti oggetto di verifica si sovrappongono». Un problema per un gruppo come Fruitimprese che, a livello nazionale, aggrega 300 imprese, 25.000 addetti, un fatturato di 4,5 miliardi (di cui 1,5 miliardi grazie alle esportazioni) e tratta 5 milioni di tonnellate di ortofrutta.

Sul tema della certificazione unica sta lavorando il prof. Luigino Disegna di Csqa Certificazioni, fra i più importanti player del settore certificativo. «I marchi BRC, Global Gap, Ifs o altri sono imposti dalla grande distribuzione o dal mercato internazionale – ricorda -. Il Csqa sta pensando a uno schema di certificazione che faccia sintesi e non escluda i determinati requisiti, con una sorta di schema olistico che rappresenti un po' tutte le esigenze e che risponda al requisito della sostenibilità ambientale, economica e sociale, perché si tratta del secondo elemento della reputazione di impresa, dietro solamente alla qualità dei prodotti e prima del prestigio dell'azienda e della capacità innovativa».

Biologico e nutraceutica. Fra le tendenze in crescita sul mercato dell'ortofrutta ci sono il comparto biologico e la nutraceutica, che si traduce – spiega la prof. Mariateresa Russo, docente di Chimica degli alimenti dell'Università Mediterranea di Reggio Calabria - «nella ricerca di prodotti con caratteristiche nutrizionali che esprimono specificità come la presenza di antiossidanti, vitamine, probiotici; aspetti per i quali i consumatori sono disponibili a riconoscere un prezzo superiore».

In forte ascesa anche il biologico, al punto che «nel reparto dell'ortofrutta abbiamo cominciato a lavorare sul biologico sfuso, rispettando normative più stringenti e prevedendo bilance e spazi dedicati», come specifica Roberto Simonetto, direttore vendite di Carrefour Market, presente in #italia con oltre 450 punti vendita».

«In tutte le principali città italiane abbiamo inaugurato uno specifico cluster definito "Gourmet" – in cui il fresco, e l'ortofrutta nello specifico, sono centrali. Ci rivogliamo a un cliente esigente, con una referenza di gamma medio-alta, in grado di coniugare qualità, distanza, chilometro zero, provenienze differenti, assortimenti, coltivazione, classificazione del prodotto. Questa tipologia rappresenta quasi un quarto di tutto il fatturato dell'ortofrutta, segno che aver spostato l'attenzione dal "quanto costa" al "quanto vale" è stata una scelta vincente».

FRUIT&VEG SYSTEM, IL PROGRAMMA DI DOMANI GIOVEDÌ 4 MAGGIO

Verona, 4 maggio 2016. Analisi sensoriali, logistica, le energie rinnovabili. Sono i temi al centro del programma di domani, giovedì 5 maggio, per Fruit&Veg System, la start-up promossa da #veronafiere e Agrifood Consultin nel settore dell'ortofrutta.

Domani partiranno i Laboratori di analisi sensoriali (ore 9.45-13.45 e 14-18, nella Saletta Laboratori Sensoriali nel Padiglione 1). I corsi di giudice sensoriale rappresentano un importante momento di formazione per i partecipanti e di valorizzazione delle eccellenze qualitative.

Appuntamento clou della giornata di domani è il «Logistic Day», in programma nell'Agorà del Padiglione 1 dalle 10 alle 18. Elemento imprescindibile per la filiera dell'ortofrutta, la logistica e i trasporti saranno analizzati nei diversi aspetti, partendo dal punto di forza del Sistema-Verona e della piattaforma intermodale e di promozione dell'agroalimentare, grazie a #veronafiere, a Veronamercato, al Quadrante Europa.

Quattro i workshop in programma. Dalle 10 alle 11 «Cargo aereo, crescenti opportunità per l'export dei deperibili: una sfida per l'Italia»; dalle 11 alle 13 «Catena del freddo, catena del valore: le tecnologie al servizio del mercato e ruolo dell'autotrasporto refrigerato»; dalle 14 alle 16 «Scenario euro-mediterraneo: la logistica marittima al servizio degli scambi commerciali, operatori a confronto»; dalle 16 alle 17 «Semplificazione normativa e controlli doganali: creare "corridoi veloci" per merci e documenti. Anche questo è valore aggiunto!».

Alle 17 è prevista la conferenza conclusiva plenaria e le linee di azione per il 2017.

Domattina alle 11, in Sala Mozart (Palaexpo) si terrà il workshop organizzato da Enama su «Le opportunità di valorizzazione energetica dei sottoprodotti della filiera ortofrutticola».

Foto: Fruit&Veg System 2015

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